La ricerca sulle materie plastiche è in continuo evolversi, per la grande diffusione e gli innumerevoli usi, e per rendere la plastica sempre più compatibile con il rispetto ambientale.

Come rendere biodegradabile la plastica

Per rendere la plastica biodegradabile si sono sviluppate due correnti di pensiero apparentemente distinte e contrapposte. La prima vuole imitare la natura, cioè replicare delle macromolecole già esistenti in natura, quali possono essere quelle di alcuni zuccheri e amidi, avviando tra loro un processo di polimerizzazione che possa creare una sostanza plastica simile in caratteristiche a quella che tutti conosciamo e che deriva principalmente dal petrolio, come nel caso del polistirolo o del polivinile. La seconda corrente mira ad utilizzare degli additivi che, aggiunti in una certa quantità alle materie plastiche, siano in grado di trasformarle in CO2 e acqua.

Le bioplastiche

plastica biodegradabileCol termine bioplastiche si indicano generalmente due tipologie di materiali: quelli biodegradabili e compostabili, quindi con determinate caratteristiche finali e funzionali, e le plastiche derivate da materiali rinnovabili, quindi derivare da un tipo preciso di materia di origine. Naturalmente affinché un materiale possa essere definito compostabile, deve rispondere a determinate caratteristiche che sono normate per legge, come ad esempio bassi livelli di metalli pesanti e qualsiasi effetto di tossicità nel materiale finale di compost. Tra i materiali di derivazione individuati recentemente e rinnovabili troviamo il fruttosio che è uno zucchero presente nei frutti, o negli sciroppi di mais e miele. Quindi i materiali di partenza possono essere i cereali, specialmente mais e frumento, gli ortaggi come la barbabietola o il pomodoro, le mele, la canna da zucchero,  ma anche alcuni tipi di alghe e crostacei.

Gli additivi per materie plastiche

L’alternativa alle materie prime naturali sono gli additivi, che vengono aggiunti in quantità minima alla materia prima, come ad esempio poliolifine e polistirene, rendendo la plastica, come prodotto finale, biodegradabile. A seconda del tipo di additivo utilizzato ci vogliono da un anno a tre anni di tempo affinché la plastica giunga a completa biodegradazione. Tra gli additivi troviamo il pellet master batch, un copolimero che viene aggiunto nella quantità dell’1% alle resine plastiche tradizionali come possono essere  le poliviniliche, rendendo il prodotto finale completamente biodegradabile. Si possono produrre una miriade di manufatti con questa tecnica, dai sacchetti di plastica ai pannolini usa e getta, dai contenitori per le piante agli apparecchi medici o casalinghi. Tantissime possibilità dunque, accomunate da una lunga durata dei manufatti che cominciano a biodegradarsi solo quando entreranno in contatto con sostanze che si stanno biodegradando.

Assistiamo quindi a tecnologie in continua evoluzione, e ad un settore, quello della biodegradabilità delle plastiche, che si sta imponendo a livello mondiale, anche perché sappiamo tutti che se non facciamo qualcosa di concreto presto saremmo realmente e totalmente sommersi da cumuli di rifiuti di plastica.

 

 

 

Biodegradabilità delle materie plastiche