Garantire la qualità delle prestazioni professionali è uno dei principali doveri deontologici dell’avvocato. Come noto, infatti, l’avvocato nello svolgimento del proprio mandato e più in generale nell’attività professionale deve uniformarsi agli obblighi e alle disposizioni sancite nel codice deontologico forense, approvato dal Consiglio Nazionale Forense il 31 gennaio del 2014.

Più precisamente all’avvocato viene richiesto il rispetto delle norme che regolano i rapporti con la controparte, i colleghi e gli altri professionisti, nonché con la clientela. Tutte le norme hanno come finalità principale quella di tutelare il corretto esercizio della professione forense, la quale avendo funzione sociale e rilevanza pubblica, è anche veicolo per attualizzare diritti costituzionalmente garantiti.

Tra le disposizioni inerenti il rapporto fra avvocato e cliente rileva il principio di competenza, sancito dall’art. 14 del codice deontologico che obbliga gli avvocati a rifiutare quelle pratiche che non siano in grado di svolgere in maniera adeguata.

Consulenzalegaleitalia.it nel pieno rispetto del descritto principio e al fine di assicurare la massima qualità della prestazione alla propria clientela, riserva la massima attenzione alle prescrizioni deontologiche.

Il dovere di competenza nell’adempimento del mandato professionale e che grava sull’avvocato, insieme ad altri principi deontologici, regola quindi il rapporto con la clientela. Tale importante canone di condotta, stabilito dall’art 14 ncdf prescrive che: “L’avvocato al fine di garantire la qualità delle prestazioni professionali, non deve accettare incarichi che non sia in grado di svolgere con adeguata competenze”.

Il difetto di competenza si configura ogni volta che l’avvocato accetti incarichi in mancanza di specifica abilitazione. Ad esempio, si pensi al caso in cui un avvocato sottoscriva un ricorso per Cassazione senza essere munito di prescritta abilitazione. Stessa fattispecie ricorre quando un praticante avvocato abilitato al patrocinio oltrepassi i limiti di legge, assumendo difese non rientranti nell’alveo delle sue facoltà.

Il dovere di competenza viene violato anche in diversi casi in cui l’avvocato, pur disponendo di adeguate competenze in specifici settori, si attribuisca attitudini elogiative, tali da assumere la forma di pubblicità suggestive (ad esempio attraverso l’impiego una carta intestata con specifiche diciture), al puro scopo di accaparrarsi la clientela. Contravvenire all’obbligo di competenza sfocia inevitabilmente anche nel mancato rispetto del dovere di correttezza e diligenza cui i professionisti sono tenuti.

Il dovere di deontologico stabilito dall’art 14 cdnf sanziona le condotte professionali in cui rileva l’assoluta mancanza di competenza da parte dell’avvocato. La norma deontologica assume un rilievo importante, in quanto posta a tutela della collettività, al fine di assicurare che gli avvocati esercitino le prestazioni professionali in maniera corretta e diligente.

Ogni avvocato che intenda assumere uno specifico mandato professionale ha il dovere di valutare, in maniera preventiva, la propria competenza al fine di non incorrere in un comportamento deontologicamente rilevante e quindi sanzionabile.

Di contro, quando la controversia rientri nelle competenze dell’avvocato ma comporti un alto grado di impegno e complessità, l’avvocato dovrà prontamente comunicare al cliente tali circostanze, valutando l’integrazione della difesa con altro avvocato.

Sull’avvocato grava l’obbligo di non porre in essere attività difensive non idonee, svolgendo il proprio mandato in maniera negligente. Il rispetto del dovere di competenza, come del resto gli altri principi che regolano l’attività dell’avvacato ed i suoi rapporti con i colleghi e le controparti, comportano la piena attuazione dell’ordinamento giuridico alle finalità di giustizia.

Il dovere di competenza dell’avvocato e i riferimenti a Padova