Che il benessere di ciascun individuo dipenda prima di tutto dalla possibilità di poter accedere ai servizi sanitari essenziali è qualcosa di cui chiunque è a conoscenza. Tuttavia, pur essendo ormai nel pieno della modernità, in un mondo sempre connesso vi sono ancora 400 milioni di persone sulla Terra che vedono il proprio benessere minato dal fatto di non poter accedere ad uno o più servizi sanitari di natura essenziale.

Servizi sanitari essenziali nel mondo: c’è ancora molto da fare

Il 12 e il 13 dicembre ha avuto luogo la terza edizione della Giornata per la copertura sanitaria universale. Il luogo scelto dall’OMS, acronimo dell’Organizzazione Mondiale della Sanita, è stato Ginevra: in questa cornice sono stati resi noti dei dati decisamente allarmanti.

Sono infatti, come detto, 400 milioni gli individui che a livello globale ancora non possono usufruire dei servizi sanitari essenziali, molto spesso in toto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato più volte la definizione del concetto di copertura sanitaria universale e anche nel corso di questo evento l’ha ribadita, affermando che questa non è altro che la possibilità di avere accesso ai servizi sanitari di natura essenziale senza doversi confrontare con problematiche di natura economica.

Una definizione che rimane su carta

E nel corso della due giorni di Ginevra l’OMS ha fatto un vero e proprio “j’accuse” nei confronti dei governi nazionali e in generale verso la Comunità Internazionale, facendo presente come ogni anno siano 100 milioni le persone che a causa delle spese mediche per preservare la propria salute e il proprio benessere si ritrovano sulla strada della povertà e ben 150 milioni quelle che dovendo pagare le cure sanitarie si ritrovano letteralmente e non solo metaforicamente sul lastrico.

E la dose di critiche da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si è arricchita di un altro allarmante dato: facendo una media, poco più del 30% della copertura sanitaria di ogni Paese è frutto delle spese mediche sostenute dai cittadini che per avere accesso alle cure devono pagare di tasca propria.

L’OMS tuttavia non ha nessuna intenzione di rimanere con le mani in mano e la due giorni di Ginevra è servita, tra le altre cose, a lanciare un portale al cui interno si avrà la possibilità di seguire in tempo reale l’avanzamento dei singoli Paesi facenti parte della Comunità Internazionale verso un obiettivo ambizioso per il benessere di ogni singolo individuo: quello di arrivare a rendere concreta la definizione di copertura sanitaria universale.

A riprova di come questo obiettivo sia fondamentale bastai un solo dato: quello secondo cui nei Paesi definibili come poveri meno del 50% dei bambini che si trovano a dover combattere contro la polmonite ha avuto modo, nell’anno passato, di accedere a delle cure efficaci.

Un mondo senza personale sanitario

Un altro dato su cui l’OMS ha espresso grande preoccupazione è quello relativo alla penuria di personale sanitario nel mondo, una vera e propria spina nel fianco per chi lotta ogni giorno con lo scopo di garantire il benessere di tutti gli esseri umani.

Per capire la gravità della situazione basta pensare al fatto che in Africa, dove sono di casa un quarto delle malattie che vengono diagnosticate ogni anno, lavora solo il 3% di chi a livello mondiale opera nel settore sanitario. I dati sono abbastanza allarmanti e non riguardano soltanto l’Africa, ma anche diversi paesi asiatici, tra cui una superpotenza come l’India.

Il benessere dato dall’accesso ai servizi sanitari essenziali è negato a 400 milioni di persone nel mondo