Il rapporto non le banche e gli istituti di credito non è sempre idilliaco, e un cliente correntista potrebbe incorrere in procedimenti anche illeciti o comunque ingiusti ed errati per i quali è necessario procedere con un contenzioso bancario.

Contenzioso bancario: di cosa si tratta

Usura bancaria, anatocismo, interessi extra legali occultati all’atto della stipula, sono alcuni tra gli atti bancari per i quali un correntista può ricorrere al contenzioso bancario, un’importante strumento di tutela per il risparmiatore. Questo procedimento, che si attua su base prettamente legale attraverso una vera e propria causa giudiziaria, ha solitamente un iter molto lungo ed economicamente dispendioso, riuscendo a recuperare solo in parte il credito non dovuto all’istituto bancario, e al quale bisogna ricorrere solo dopo aver intrapreso dei passi precedenti, che ne verificano la convenienza e l’applicabilità.

Analisi preliminare e mediazione

bancaUn’analisi della situazione si richiede per accertare se vi sono le condizioni per intraprendere un contenzioso, e, soprattutto, se questo si dimostri economicamente conveniente, cioè se il risultato finale porti un vantaggio monetario o una perdita. Naturalmente bisogna affidarsi ad avvocati specializzati nel ramo del diritto bancario come Studio legale Reale, che richiederanno tutta la documentazione relativa al conto corrente incriminato per poterla esaminare e valutare.

Se il correntista non è in possesso di tale documentazione, questa potrà essere richiesta alla banca interessata, che è tenuta a consegnarla entro tre mesi. Se, però, sono trascorsi più di dieci anni dalla chiusura del conto corrente, la banca può legittimamente rifiutarsi di ricercare e consegnare la documentazione.

Una volta esaminate le memorie del conto corrente, se rientrano nelle casistiche plausibili al contenzioso, si verifica la fattibilità economica, in quanto, se tutte le spese necessarie superano l’importo da riottenere, la causa non ha senso di essere avviata, in quanto il correntista andrebbe in perdita.

Il passo successivo è quello di tentare una mediazione con la banca, per evitare di andare in causa. Il tentativo di mediazione è una condizione necessaria antecedente ad un procedimento giuridico, come dichiarato nel d.lgs. n. 28/2010. Nel caso di mediazione positiva si riesce ad ottenere il risarcimento senza ricorrere al tribunale, altrimenti si procederà al contenzioso.

Arbitro per le Controversie Finanziarie

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è un organismo operativo dal 9 gennaio 2017 che ha lo scopo di semplificare e snellire le procedure di mediazione tra correntista ed istituto bancario. La sua peculiarità è quella di essere gratuito ed è quindi molto indicato per i piccoli risparmiatori che non hanno grosse risorse economiche per affrontare una causa in tribunale.

L’iter è totalmente online attraverso il portale ACF, dove sarà possibile monitorare l’andamento della mediazione, che non potrà superare i 90 giorni di trattativa. Naturalmente ci sono dei limiti da rispettare, in quanto l’Arbitro per le Controversie Finanziarie non può trattare controversie che superino i 500.000 euro.

Contenzioso bancario: i costi

L’atto finale si traduce nel contenzioso bancario in Tribunale, con costi sicuramente non economici. L’iscrizione a ruolo va dai 37 euro fino ai 1.466 euro a seconda del valore della causa, ma la cifra più importante si ha per la trascrizione di tutti i documenti relativi al conto corrente oggetto di contestazione, con costi che si aggirano attorno ai 0,5 cent per riga e, considerando la mole di documenti, si può facilmente immaginare l’esborso economico necessario, ai quali bisogna aggiungere le spese di patrocinio legale.

Contenzioso bancario: aspetti e procedure