La chitarra nel tempo

La chitarra nel tempo: apprezzata da tutti i più grandi musicisti, la chitarra fu definita da Berlioz “piccola orchestra”. Si tratta infatti di uno strumento musicale a corde pizzicate che accorpa il principio degli strumenti a corde libere, come l’arpa, a quello di strumenti ad arco e tastiera, come il violino. Grazie a corde di diametro variabile e ad una tastiera suddivisa da barrette metalliche, genera suoni di diverse altezze.

Le corde possono essere pizzicate con i polpastrelli, le unghie, oppure mediante l’uso di un oggetto chiamato plettro o penna. Un’apposita cassa di risonanza a forma di 8 costituita da tavola, fondo e fasce, detta cassa armonica, permette l’ampliamento del suono prodotto dalle corde nelle chitarre acustiche, ovvero in quella classica e folk.

Nelle chitarre elettriche, invece, il suono viene amplificato per mezzo di un apposito dispositivo elettromagnetico, detto pick up, capace di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi elettrici resi udibili tramite un amplificatore esterno

La storia della chitarra: dall’antichità al Rinascimento

La storia della chitarra, tra accordi e spartiti, affonda le radici nell’antichità; sulle sue origini sono stati fatti numerosi studi che hanno però portato solo a delle supposizioni: sono molti gli strumenti a corda identificabili come antenati della chitarra in quanto provvisti di cassa armonica e manico, il primo dei quali è un’arpa risalente al 2500 a.C. in Mesopotamia.

L’uso di strumenti simili alla chitarra moderna e con manico orizzontale sarebbe avvalorato da bassorilievi babilonesi e ittiti, mentre in una tomba egizia è stato rinvenuto uno strumento con tali caratteristiche avente più di 3500 anni. Nel corso del Medioevo, lo strumento passò a Roma e successivamente in Spagna, come è documentato da diverse raffigurazioni risalenti all’VIII secolo dopo Cristo.

Fino al Rinascimento però gli strumenti a corda più usati nelle corti erano il liuto e la vilhuela, quest’ultima provvista di sei corde, di cui cinque doppie, mentre la chitarra rimaneva prerogativa delle classi meno abbienti ed era dotata di quattro corde. Nel XVII secolo, con l’aggiunta della quinta corda, prese il nome di chitarra spagnola ed iniziò a sostituire il liuto e la vilhuela anche presso le corti aristocratiche.

La nascita della chitarra moderna

Lo strumento assunse, intorno alla metà del XVIII secolo, la sua struttura definitiva: le corde divennero singole e venne aggiunta la sesta corda (mi basso). Le prime chitarre a sei corde vennero prodotte a Napoli e, subito dopo, cominciarono ad affermarsi anche in Spagna. Durante il XIX secolo, che si può considerare il periodo d’oro della chitarra, venne aumentata la larghezza della cassa per compensare la riduzione di sonorità avvenuta con il passaggio delle corde da doppie a singole.

Questo cambiamento si deve soprattutto al liutaio spagnolo Antonio de Torres che fu il primo a capire l’importanza della cassa di risonanza e dell’incatenatura, che trasmette in modo uniforme le vibrazioni. Il XIX secolo vide lo sviluppo di due grandi scuole: quella italiana e quella spagnola. Della prima, il maggior esponente fu Mauro Giuliani, grande compositore, apprezzato anche da Haydn e Beethoven, che pose le basi della didattistica moderna.

I principali esponenti della scuola spagnola furono invece Fernando Sor e Dioniso Aguado, noto per il suo Metodo. Andrés Segovia è invece considerato il più grande chitarrista del secolo scorso; famoso concertista e autore di “studi” e di altre composizioni per chitarra, seppe dare allo strumento una nuova dignità, promuovendone la diffusione in ambito classico come strumento da camera, riuscendo così a contrastare il potere indiscusso del pianoforte.

L’invenzione della chitarra folk si deve a Christian Frederik Martin, un liutaio tedesco emigrato negli Stati Uniti nel 1833 e che, a partire dal 1920, iniziò a produrre chitarre con corde d’acciao al posto di quelle di budello, per le numerose richieste da parte dei suonatori di musica Country. La cassa venne opportunamente modificata, per adeguarsi alla maggiore tensione delle corde.

La storia della chitarra elettrica

In risposta alla nuova esigenza di unire alle qualità esecutive della chitarra acustica la capacità di non essere sovrastata dal suono degli altri strumenti nelle orchestre jazz e blues, vari costruttori, come Gibson e Loar, cominciarono ad ideare soluzioni innovative per potenziarne il suono. A un’intuizione di Adolph Rickenbacker e George Beauchamp, che idearono il primo magnete microfonico, detto pick-up, si deve l’invenzione, nel 1931, della prima chitarra elettrica, che prese il nome di “Frying Pan“.

Le prime chitarre elettriche, che erano di fatto strumenti acustici amplificati per mezzo di un pick-up, presentavano diversi svantaggi, tra cui il feedback acustico, responsabile di echi e fischi per niente piacevoli e difficili da gestire. Il chitarrista Les Paul cercò di risolvere il problema del feedback creando la chitarra elettrica denominata “The Log“, ma la svolta arrivò nel 1948, quando il progettista Leo Fender creò la “Broadcaster“, un prototipo che eliminava del tutto il problema della risonanza e che dava origine al concetto di “solid body”, in riferimento all’assenza di cassa armonica.

A partire dagli anni settanta, vennero sviluppate tecnologie d’avanguardia per il trattamento del suono. Le chitarre elettriche sono degli strumenti molto versatili a cui molti grandi chitarristi hanno legato il proprio nome, da Jimi Hendrix a Mark Knopfler, da Pat Metheny a Eric Clapton.

La chitarra nel tempo